Stoppani, nuovo allarme ambientale per la discarica Molinetto

Dopo la vicenda giudiziaria che ha coinvolto sette persone per gli interventi di bonifica nell’area ex Stoppani a Cogoleto, sul confine con Arenzano, siamo in presenza di un nuovo allarme ambientale, questa volta riguarda il trasferimento dei rifiuti pericolosi nella discarica del molinetto.
La discarica era sorta nel 1992 al confine tra Cogoleto e Varazze e noi ce ne eravamo occupati con diversi servizi già a partire dal 2015.
La discarica Molinetto ha ospitato fino al 2006 gli scarti delle lavorazioni della Stoppani e dunque qui sono stati conferiti cromo esavalente, amianto e vanadio, stante alla relazione del professor Prati nell’ambito del’inchiesta di reato ambientale condotta nel 2007 e conclusasi nel 2010 con alcune condanne che però sono andate in prescrizione.
Il rischio percolato oggi è tangibile ed è la stessa procura della Repubblica a lanciare l’allarme, come pubblicato anche da laRepubblica di Genova.
Nel corso di un summit tra il procuratore capo Francesco Cozzi, il prefetto Fiamma Spena, commissario straordinario per la Stoppani nominato dal ministero condotta dell’Ambiente e i due pubblici ministeri Francesco Cardona Albini e Francesco Pinto che hanno aperto l’inchiesta per “abuso d’ufficio” e “gestione di rifiuti non autorizzata” a carico di 7 pubblici ufficiali, fra cui il commissario straordinario per la bonifica Cecilia Bergamini.
Lo scorso 28 settembre la discarica era stata sequestrata su disposizione del gip Bicoletta Bolelli. Da un lato il provvedimento impedirà che il sito accolga altre terre inquinate, ma rappresenta adesso un’altra emergenza ambientale del ponente genovese. Di questa si dovrà far carico il ministero dell’ambiente per finanziare la bonifica.
Bisogna fare in fretta. I liquami saturi di cromo esavalente stanno inquinando le falde sotterraneee il vicino torrente Arrestra. A quanto pare, la struttura commissariale avrebbe proprio nascosto questo aspetto molto importante dal punto di vista ecologico e ambientale. Secondo gli inquirenti sarebbe stata “confezionata” una gara d’appalto per il conferimento di terre da scavo, più che per un vero e proprio risanamento della discarica che, dunque, continua a rappresentare un problema per la salute pubblica.
Gli attuali sette indagati devono rispondere infatti anche di turbativa d’asta e falso. Tutti fanno capo all’ex provincia e alla struttura commissariale per la bonifica dell’area ex Stoppani per la messa in sicurezza del Molinetto. Si tratta di Cecilia Brescianini, sub commissario nominata dal prefetto, i dirigenti dell’ex provincia Paola Fontanella, Francesco Benzi e Raffaella dagnino; Marco Canepa e Francesco Di Ceglia, geologi dell’Arpal distaccati alla struttura; il geologo Vittorio Asplanato, esperto esterno. Gli indagati avrebbero procurato un vantaggio patrimoniale alla società vincitrice dell’appalto da 8 milioni e 377 mila euro. Indagati anche Sergio e Marco Pancaldi, titolari della Riccoboni spa e Claudio Cambri, direttore generale della stessa società. Infine, il savonese Giovanni Ferro, progettista esecutivo per conto della RIccoboni che fino all'8 settembre 2015 ricopriva il ruolo di presidente del consorzio di depurazione acque di scarico di Savona.
Gli indagati avevano intenzione di falsificare la capienza della discarica Molinetto, aumentando la volumetria da 35 mila a 104 mila, in modo tale da smaltire altri rifiuti pericolosi.
Maria Chiara Ferraù

Categorie: 
Categorie "Hot": 
Total votes: 0